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ground zeroes: Miti Da Sfatare La birra una delle poche bevande che potremmo bere dopo un'esplosione nucleare Fonte: Focus.it Lo studio risale al 1957, fu intitolato “L’effetto delle esplosioni nucleari sulle bevande confezionate in commercio” e rientrava nell’Operazione Teiera. In pratica, i ricercatori posizionarono alcune lattine e bottiglie di birra e soda in prossimità di un’esplosione atomica, per poi verificarne le conseguenze. La conclusione fu positiva: Queste bevande possono essere utilizzate come fonti di acqua potabile per motivi di emergenza immediata dopo un’esplosione nucleare non appena l’area in cui sono presenti consente un accesso in sicurezza. Più nel dettaglio, gruppi di lattine e bottiglie furono posizionate a diverse distanza dal ground zero: le più vicine a un quarto di miglio, le più lontane a circa due miglia. Tutte le lattine rimasero intatte dopo l’esplosione, così come la maggior parte delle bottiglie (alcune naturalmente si ruppero per essere cadute dagli scaffali). I risultati rivelarono che il loro contenuto era sicuro per l’uomo. Le più vicine all’esplosione mostrarono un certo grado di radioattività, ma entro i limiti previsti in casi di emergenza. Che in altre parole significa che non avrebbero avuto ripercussioni negative nel breve termine.
ground zeroes: Miti Da Sfatare
 La birra una delle poche
 bevande che potremmo bere
 dopo un'esplosione nucleare
 Fonte: Focus.it
Lo studio risale al 1957, fu intitolato “L’effetto delle esplosioni nucleari sulle bevande confezionate in commercio” e rientrava nell’Operazione Teiera. In pratica, i ricercatori posizionarono alcune lattine e bottiglie di birra e soda in prossimità di un’esplosione atomica, per poi verificarne le conseguenze. La conclusione fu positiva: Queste bevande possono essere utilizzate come fonti di acqua potabile per motivi di emergenza immediata dopo un’esplosione nucleare non appena l’area in cui sono presenti consente un accesso in sicurezza. Più nel dettaglio, gruppi di lattine e bottiglie furono posizionate a diverse distanza dal ground zero: le più vicine a un quarto di miglio, le più lontane a circa due miglia. Tutte le lattine rimasero intatte dopo l’esplosione, così come la maggior parte delle bottiglie (alcune naturalmente si ruppero per essere cadute dagli scaffali). I risultati rivelarono che il loro contenuto era sicuro per l’uomo. Le più vicine all’esplosione mostrarono un certo grado di radioattività, ma entro i limiti previsti in casi di emergenza. Che in altre parole significa che non avrebbero avuto ripercussioni negative nel breve termine.

Lo studio risale al 1957, fu intitolato “L’effetto delle esplosioni nucleari sulle bevande confezionate in commercio” e rientrava nell’Op...